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Comandante Ramona

January 8, 2006

Comandanta Ramona

Tra i capi indigeni della ribellione c’è una donna piccola, piccola anche tra le piccole. Il volto coperto di nero lascia liberi gli occhi e qualche ciuffo di capelli sulla nuca. Nello sguardo il bagliore di chi è in cerca.
Un fucile a canne mozze calibro 12 a tracolla. Con il vestito tipico delle donne di San Andrés, Ramona scende dalle montagne assieme a centinaia di donne verso la città di San Cristóbal, l’ultima notte dell’anno 1993. Insieme a Susana e ad altri uomini indigeni fa parte del comando di guerra indigeno che vede la luce nel 1994, il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno – Comando Generale dell’EZLN. La comandante Ramona, con la sua statura e la sua intelligenza, lascerà sbalordita la stampa internazionale quando apparirà durante i Dialoghi della Cattedrale, portando nello zaino la bandiera nazionale che la Maggiore [Ana María] aveva recuperato il 1° gennaio. Ramona non lo sa ancora, e nemmeno noi, ma ha già in corpo una malattia che le mangia la vita a morsi e le spegne la voce e lo sguardo.
Ramona e la Maggiore, uniche donne della delegazione zapatista che si mostra per la prima volta al mondo durante i Dialoghi della Cattedrale, dichiarano: «Noi eravamo già morte, non contavamo niente», e lo dicono come a render conto delle umiliazioni e dell’abbandono. La Maggiore traduce a Ramona le domande dei giornalisti. Ramona annuisce a capisce, come se le risposte che le chiedono siano state sempre lì, in quella piccola figura che ride dell’accento e dei modi delle donne di città. Ramona ride quando non sa che sta morendo. Quando lo sa, continua a ridere. Prima non esisteva per nessuno, ora esiste, è una donna indigena ed è ribelle. Ora vive, Ramona, una donna di quella razza deve morire per vivere.

Subcomandante Insurgente Marcos (11 marzo 1996)

[12 Mujeres en el Año 12 (segundo de la guerra) http://palabra.ezln.org.mx/comunicados/1996/1996_03_11.htm]

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